e tutti i viaggi trans-siberiani

febbraio 7th, 2012 § Lascia un commento

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Anaïs Nin in Inauguration of the Pleasure Dome (1954, Kenneth Anger)

 

 

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[...] «Quel che volevo insegnarti è contenuto in una sola pagina del dizionario. Sono tutte parole che cominciano con trans: trasfigurare, trasportare, trascendere, traslucido, trasgressione, trasformare, trasmettere, trasmutare, traspirare, e tutti i viaggi trans-siberiani»: Anais trasfigura il suo amico in personaggio, trasporta il racconto di Varda dal Diario alla fiction. [...]

Collages – Anaïs Nin

 
 
 
 
 

*Per l’anteprima del film Inauguration of the Pleasure Dome di Kenneth Anger,  fu indetta una festa in maschera a tema “Come as your madness”. Anaïs Nin, che partecipò anche come attrice al film, così descrisse il suo abito: «I wore a skin-colored leotard, leopard-fur earrings glued to my naked breasts, and a leopard-fur belt around my waist. Gil Henderson painted on my bare back a vivid jungle scene. I wore eyelashes two inches long. My hair was dusted with gold powder. My head was inside of a birdcage. From within the cage, through the open gate, I pulled out an endless roll of paper on which I had written lines from my books. The ticker tape of the unconscious. I unwound this and handed everyone a strip with a message.» (Diary 5 133)

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili

febbraio 5th, 2012 § 2 commenti

Oggi sono stata a Brighton e per il vento forte i gabbiani volavano all’indietro, ma erano aggressivi come sempre. Poi ho visto strade sterrate della Danimarca che non portano a nulla, o di sicuro molto lontano dalla solita idea di civiltà danese.
In Antartico faceva tanto freddo, ma ho potuto osservare i pinguini e vederne uno allontanarsi dalla colonia per motivi ignoti, andando incontro a morte certa, proprio come nel documentario di Werner Herzog. Ho visto le casette tutte uguali di Zurigo che umiliavano le costruzioni giapponesi di periferia, fatte di plastica e fortuna. Sono stata nei fitti boschi norvegesi in un pomeriggio di primavera. Quando s’è fatta estate sono passata per i sentieri inoperosi di Dascalu, in Romania, ma sempre col sole, quando il giorno è lungo e le passeggiate possono durare tanto, ché lo sai, ho paura del buio e lì non ci sono lampioni.
A Applecross, in Australia, ho incrociato visi di bimbi che non ho decifrato e per il dispiacere, sono andata via. Ho visto ginestre quasi più belle di quelle del Vesuvio, sui margini di una strada di Cork, nell’Irlanda del Sud. E a Liege, in Belgio, un casolare in mezzo alle campagne si chiudeva in una mansarda da sturbo, dove sarebbe stato bello svegliarsi ieri mattina.
A Gries, nel Trentino, una donna trasportava suo figlio in sedia rotelle per una lunga discesa, che costeggiava un complesso di palazzi bianchi e rossi. Il suo lavoro non era spingere, ma tirare a sé la sedia, evitare che rotolasse giù.
Ho visto pezzi della mia infanzia peggiorata 100.000 volte in una favelas di San Paolo, Brazil, per poi cedere, infine, per colpa di un banale mal di reni, e tornare nel bel mezzo dell’inverno romano.
Oggi ho deciso qual è l’unica pagina a cui voglio tornare alla fine di ogni viaggio.

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Il mio Perù

gennaio 4th, 2012 § 6 commenti

Sofia, 4 anni.

S. «È per te!»

G. «Cos’è?»

S. «È il mio Perù. Con il mare, una festa e il tramonto coi pesciolini.»

G. «Ma una volta ci posso venire anche io in Perù?»

S. «Ma tu lo sai che è lontano? Devi chiedere alla tua mamma.»

G. «Va bene, glielo chiederò. Ma come faccio a trovarti?»

S. «Con questo foglio! Se ti perdi, guardi qui e trovi la strada. Io ti aspetto alla festa con un cioccolatino.»

Una porta

dicembre 28th, 2011 § 1 commento

A fine giornata di lavoro ho ricevuto in regalo un ritratto fatto da Elena, 4 anni:

Premessa: ho i capelli neri, non rossi. Le chiedo di spiegarmi tutte le cose che ha disegnato. Da sinistra a destra: una scala (in blu), una cucina per cucinare (viola), nei capelli dei tatuaggi (!), una vasca, poi un albero (coi rami marroni), uno stivale (blu), un animale senza zampe (viola), un gatto (blu). Dice che sono tutte cose che potrebbero servirmi.

A sinistra del gatto blu, poi, quegli strani segni. Le chiedo:

«Elena e cos’è questa?»

«Una porta.»

«Per entrare dove?»

«Nella porta!»

Non fa una piega.

Manovre

dicembre 8th, 2011 § 3 commenti

Le azioni. Anguille elettriche tra le mani. Il corpo (le sue rimostranze). Non si arrende alla mutazione.
Il pensiero su un altro livello, voltato dall’altra parte, mentre il futuro negato scende a fiotti, è sangue dal naso.
Su di noi le manovre, un senso cattolico del sacrificio, lacrime mediatiche tese allo stremo nella grana dei pixel, perché siano totali, pervasive, convincenti.
Per la letargìa di coscienze che c’è intorno, oggi sento forte e chiaro tutti gli arrivederci, addii travestiti. Stanno lì, sempre nella stessa crepa, e non fanno né male né bene.

Ti confesso, che a tratti mi preferisco ancora alterata, chimica, allertata, piuttosto che languita tra gli svariati richiami all’ordine.

Calendario delle intimazioni #3

settembre 12th, 2011 § 2 commenti

La liberazione è quando si fa buio. Quando fuori cessa il lavoro. Rimane il nostro lusso di poter scrivere nel buio. Possiamo scrivere a qualunque ora. Non siamo penalizzati da ordini, da orari, da capi, da armi, da multe, da insulti, da poliziotti, da capi e ancora da capi. E da chi sta covando i fascismi di domani.

Marguerite Duras

Calendario delle intimazioni #2

settembre 4th, 2011 § Lascia un commento

via fuckyeahcardiovascularsystem

riprovata, avverto ogni mancanza e ogni scarto di contatto. sottoposta, di nuovo assunta la postura della recessione.
svento questo golpe senza piani di governo. traccio a mano la frontiera tra carne, ossa e ciò che di più astratto mi vuole invadere. appuntate sulle mani le intolleranze, psiche e soma alleati a boicottare.
su ogni vecchia impronta, adagiata. su attriti di parole che chiunque vorrebbe possedere tranne me, che in questo stretto m’attanaglio, combattuta. nel vuoto nucleare, nei pugni chiusi del privilegio discutibile di trovarsi dalla sponda dormiente di mediterraneo, silenziosa.

Calendario delle intimazioni #1

agosto 28th, 2011 § Lascia un commento

distante da ogni fronte, allontanata. come uno strappo mi rattoppo al suono della macchina al mattino, suono d’infanzia rotto/amato. il pedale mi percorre, la cucitura mi avanza, mentre gli aloni delle non-vite passate catarifrangono da sottopelle. l’alba dei rantoli del mondo, del disagio arrogante dei potenti, non fa giorno, non mi aggiorna.
che poi mi sveglierei soltanto con la voglia di rileggere Tondelli.

Quanta

giugno 27th, 2011 § 1 commento

Il desiderio di poter contare
sul pane, almeno, e un po’ di povera lietezza.
Ma preme senza vita l’ansia che più serve
a stare in vita… Quanta vita mi ha tolto
L’essere stato per anni un un triste
disoccupato, una smarrita vittima
di ossesse speranze. Quanta vita
l’essere corso ogni mattina tra resse
affamate, da una povera casa, perduta
nella periferia, a una povera scuola
perduta in un’altra periferia: fatica
che accetta solo chi è preso alla gola,
e ogni forma dell’esistenza gli è nemica.

P.P.P. da La religione del mio tempo

Berliner #2

giugno 25th, 2011 § Lascia un commento

simili a una folla di bagnanti / quando il cielo rannuvola / i giorni si accalcano / & spariscono / lasciando a quelli che restano / il conto dei vivi

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